Archivio per gennaio 2010
Sono rimasto senza…
sono rimasto senza soldi, perchè raggirato da persone alle quali ho voluto bene
sono rimasto senza voce, per quanto ho gridato ciò che penso
sono rimasto senza sogni, perchè non si sono realizzati
sono rimasto senza forza, perchè ho dovuto combattere fino allo sfinimento
sono rimasto senza lacrime, perchè le ho piante tutte
sono rimasto senza niente, perchè ho perso tutto
sono rimasto senza onore, perchè ho tradito
sono rimasto senza risposte, per le tante, troppe domande che mi sono fatto
sono rimasto senza gioie, perchè sono state spazzate via dai dolori
sono rimasto senza appetito, perchè lo stomaco si è chiuso per non mangiare più
sono rimasto senza vino, perchè mi sono ubriacato fino ad affogare pensieri e dispiaceri
sono rimasto senza pensieri, perchè non ho più saputo a cosa dovevo pensare
sono rimasto senza orientamento, perchè non sapevo più dove andare
sono rimasto senza muovermi, perchè non avevo idea di come dovermi e potermi muovere
sono rimasto senza tante cose, ma alla fine ho trovato me stesso.
ora ho tutto.
E il naufragar non m’è sempre dolce…
come tutti mi chiedo dove cavolo sto andando.
perchè certe scelte e perchè certi errori.
perchè così e non come avevo previsto?
perchè sto male quando vorrei stare bene?
e perchè c’è la nebbia quando invece vorrei il sole?
chi è che decide come vanno le cose?
chi è che sceglie per me?
ci sarà pure un senso in tutto.
o forse no, un senso non c’è.
almeno adesso, quando le cose accadono; non capisco il senso e non capisco il perchè.
ma forse non c’è niente da capire e niente da spiegare.
sì… è se il segreto fosse nel fatto che basta farci seghe mentali perchè è ora di iniziare a vivere?
io sono un ex campione mondiale, anzi intergalattico di seghe mentali.
solo che a forza di chiedermi perchè e percome mi perdevo il gusto delle cose.
basta, basta, basta…
basta pensare.
oddio non è che sia così facile: penso che non dovrei pensare; quindi sto pensando.
no, caro mio… io mi concentro su ciò che faccio, lo vivo; così non penso.
e se mi viene da pensare, mi dico che sto pensando, che non va bene e che devo prestare attenzione a ciò che sto facendo.
il pensiero se ne va ed io continuo a fare, disfare, godere, soffrire…. insomma, vivere!
e se mi chiedi che ne sarà domani, ti rispondo che non lo so; so solo che non so se ci sarò domani e quindi vale la pena di prestare attenzione a ciò che faccio oggi, anzi ora.
ma dove sto andando?
e che ne so?
a volte mi sembra di essere in balia degli eventi.
mi sembra di essere trascinato dalla corrente, come se fossi una barchetta di carta.
ma non so mica dove sto andando.
di una cosa sono certo: sto cercando di vivere.
con le gioie ed i dolori.
ah dì…. sarebbe bello ci fossero solo le prime, ma questo mondo l’hanno fatto così.
i dolori insieme alle gioie.
e allora se capisco che non posso essere sempre felice, i dolori mi faranno meno male.
e se capisco che non posso stare sempre male, quando provo una gioia la godo molto di più.
ma non mi chiedere dove sto andando, perchè non lo so.
te lo dirò dopo che avrò vissuto.
e se mi sarà rimasta un po di ragione, forse allora capirò perchè le cose sono andate così.
però, a pensarci bene, quante illusioni in nome del voler stare bene, del dipingere il mondo a toni pastello.
poi scopro che ci sono i toni di grigio, fino al nero.
e che cavolo… nessuno me l’aveva detto.
perchè? percome? qual è la ragione? qual è il senso? chi ha deciso per me?
e se a me non stesse bene?
ma stare bene cosa?
che chi ti è amico magari un bel giorno ti volta le spalle?
che chi riceve una mano non è neanche capace di dire grazie?
che se una persona ti ama non salterebbe nel fuoco per te, come tu faresti al suo posto?
che, che, che….
quanti discorsi inutili, giusto per farsi belli con le parole.
ma va, non mi ci far pensare, che l’importante è capire che viaggio sto facendo, dove sto andando con la mia barchetta di carta.
capire? ecco ci risiamo… capire, pensare, gestire, organizzare la vita.
machissenefrega!
non ci voglio pensare, non voglio sapere, voglio scoprire giorno dopo giorno.
e voglio viverlo questo viaggio.
con la consapevolezza che non ho niente di diverso dagli altri, niente di più, niente di meno.
io, come tutti, sono unico nel mio modo di essere.
e sono una barchetta di carta come tutte le altre, come tutti gli altri.
ognuno con i propri problemi, le proprie gioie, i propri dolori.
solo una cosa ho capito: che siamo tutti uguali.
ma non chiedermi dove sto andando, perchè non lo so.
so solo, perchè me l’ha detto max – il mio caro maestro zen – che “siamo tutti immersi nello stesso mare”…
Lettera a Gi

sono quasi due anni che non mi parli.
capisco.
hai le tue ragioni.
ed io i miei torti.
mi sarebbe piaciuto mantenere un rapporto di confidenza, anche se ora abbiamo vite diverse, perchè in fondo abbiamo fatto un pezzo importante di strada insieme e ci siamo amati nel vero senso della parola.
ma rispetto il tuo volere, se ti fa stare meglio stare così.
ti ho scritto una lunga lettera, perchè avevo voglia di parlarti.
ho cancellato tutto, tranne l’ultima parola.
scusa.

