Archivio per luglio 2010
La Repubblica delle Banane (sorde)
aveva ragione l’avvocato, quello con la a maiuscola: l’italia è la repubblica delle banane
basta una semplice infiammazione del condotto uditivo per farmelo capire
fra l’altro una cosa alla quale sono predisposto – chissà mai perché , a parte il fatto di praticare abbastanza regolarmente nuoto – da una decina d’anni a questa parte
la prima volta che sono rimasto sordo è stato a pantelleria; mi reco all’ospedale e già sono fortunato, perché su quell’isoletta in mezzo al canale di sicilia il medico non c’è sempre.
se per esempio il mare è mosso, lui che arriva da trapani, semplicemente non arriva
e mi chiedo “ma come fanno gli abitanti che hanno un problema alle orecchie? devono aspettare che il mare si calmi?”. sì
vabbè, a parte queste considerazioni, io sono fortunato, perché oggi il dottore c’è, il mare non è mosso ed io posso farmi vedere all’ospedale
però una volta arrivato in reparto non lo trovo dove dovrebbe essere
chiedo informazioni e mi dicono che si è assentato, perché è andato a comprare il pane
il pane? sì, il pane; ”che c’è non hai capito?”
scusi ma sono un po’ sordo a causa di una infiammazione del condotto uditivo, ma…
non importa, aspetto, tanto sono in vacanza, mica devo andare a lavorare
però il pane deve essere buono tanto, perché ci deve essere la fila ed il dottore torna dopo un’ora e mezza
alla fine il problema si risolve e mi faccio anche dire dove ha comprato il pane
lui, tutto contento, mi raccomanda di dire che “t’ha mandato il dottore”
e vabbè…
anni dopo, purtroppo non tanti, mi trovo nella stessa situazione
ospedale di pesaro e la dottoressa che mi visita e mi sistema – una romagnola verace – mi dice che quel posto le fa schifo
“pensi che c’è un collega che non fa mai servizio, anzi quando è di guardia sta chiuso in stanza a giocare in borsa, ma siccome suo padre è stato un primario, non è possibile fargli niente. devi solo essere fortunato a non capitare quando c’è lui”
nella sfiga, ho avuto culo ad incontrare lei.
però penso che la malasanità non è solo quando non ti trovano un posto in ospedale e muori in ambulanza; non è solo quando ti amputano la gamba sbagliata; non è solo quando ti lasciano un paio di forbici da sala operatoria dentro la pancia mentre ti ricuciono dopo un intervento chirurgico o tante altre situazioni simili
la malasanità è anche questo
e quando sento dire che i bilanci delle regioni sono in rosso a causa della spesa sanitaria, sai com’è…mi girano un po’ le balle…
e poiché la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo, in questi giorni mi è capitato di nuovo il mio problema di infiammazione…
mi trovo a passare per l’ospedale di fano ed in reparto mi dicono che no, non mi possono guardare se prima non sono andato al pronto soccorso e da lì vengo spedito in reparto
ma in pronto soccorso non hanno a che fare con le emergenze, le urgenze, quelli che arrivano tutti rotti o sbudellati o mezzi morti?
perché far perdere loro tempo con il mio orecchio? o con altre banalità? mah…
senza contare che forse potrei dover aspettare anche qualche ora prima che mi diano un’occhiata, visto che non sono grave
però posso prendere una prenotazione in un fantastico ufficio che si chiama cup
io che sono fortunato, nonostante la sfiga dell’infiammazione, perché sono lì vicino, ci vado subito
solo che è chiuso, perché apre al pubblico dalle 9 in poi; al limite posso telefonare
chiamo – e le linee sono momentaneamente occupate, cazzo il momento dura un’ora… – e mi danno l’appuntamento per ottobre
ottobre? sì ottobre; ma io non ci sento adesso, che cazzo faccio fino ad ottobre?
“se vuole può andare a pagamento”
io che sono fortunato, perché facendomi il culo riesco ad avere un buon tenore di vita, posso anche permettermi di andare a fare una visita a pagamento; ma un povero diavolo che non può?
un anziano che vive di 500 euro di pensione?
vabbè, mi dia l’appuntamento per la visita a pagamento
“il 4 agosto”
il 4 agosto cosa? io non ci sento ora, come faccio ad aspettare fino al 4 agosto?
“mi spiace, ma siamo pieni, è estate, i medici sono in ferie”
ma porca troia, e adesso?
non ci sento e se da un lato potrebbe essere una bella scusa per fare orecchie da mercante, dall’altro è una grande rottura di palle
dopo vari ed inutili tentativi, riesco ad avere un appuntamento con un otorino per il giorno dopo
ambulatorio privato, bella targa esposta fuori dallo studio, che è posizionato nella stessa abitazione del dottore – tutto casa ed ambulatorio, penso… – e speriamo che mi risolva il problema velocemente.
il dottore è anziano, secondo me alla fine della carriera, ma speriamo bene.
mi fa questo, mi fa quell’altro, mi mette le gocce
“tutto a posto nel giro di 3 o 4 giorni” dice
grazie, quanto devo?
“70 euro”
nessun problema, io che sono fortunato ed ho un buon tenore di vita – perché lavoro tanto e mi faccio il culo – posso spendere
mi fa la ricevuta?
“eh, ma come faccio? io sono in pensione da qualche anno. mi spiace…”
in pensione? ora non solo non ci sento a causa della medicazione, ma sono anche rimasto senza parole.
prendo i soldi, pago ed esco per non incazzarmi di fronte al dottore
però mi chiedo – porca puttana – ma che cazzo di paese è questo?
il servizio sanitario nazionale non mi tutela e più che un servizio è un disservizio
permettono ad un medico, sicuramente bravo e competente, ma un po’ passato di moda perché andato in pensione di continuare a mettere le mani addosso alle persone, di essere presente sull’elenco telefonico – unico, insieme al primario dell’ospedale – di avere la targa dell’ambulatorio in bella vista
per non parlare di quello che va a comprare il pane durante l’orario di servizio o di quell’altro che passa il tempo a giocare in borsa
dove cavolo vanno a finire quelle decine di migliaia di euro che pago di tasse perché mi faccio il culo a lavorare e non perché qualcuno mi regala qualcosa?
ed i redditi non dichiarati del dottore in pensione?
dove vanno?
ehhh?
come hai detto?
scusa, parla più forte, non ti sento
però lo immagino: nella repubblica delle banane
Stupido hotel

faccio centinaia di chilometri in auto, o in aereo, e mi ritrovo per qualche ora, per qualche giorno, a vivere in un hotel.
nella maggior parte dei casi uno stupido hotel, come dice Vasco.
un hotel che è un riparo, un rifugio, in attesa che le ore scorrano e io faccia ciò che devo fare.
ma nella maggior parte dei casi, un posto stupido.
non importa dove sia, qui o là.
è pur sempre stupido.
con le sue moquettes damascate, la camera che sembra un loculo, il bagno che è fatto apposta per farci sesso, mentre gli specchi tutto attorno riflettono le immagini.
chissà cosa c’è da riflettere, poi…
stupido nella tv, che trasmette i soliti programmi, le solite stupide partite di calcio, i soliti stupidi film porno.
stupido nella sua varia umanità, in ciò che vedi dalla finestra, sempre che non si affacci su un muro, stupido anche lui, come tutto il resto.
non è sempre così, per fortuna.
alcuni hotel sono anche belli, eleganti, di design, pieni di gente figa, tipi palestrati e tipe con le tette rifatte e il botox che ti fa dire: “sì, rifatte, però rifatte bene…”
ma un hotel è sempre un posto di passaggio, sospeso nel nulla.
fra un impegno di lavoro ed un altro.
perchè l’hotel vissuto per vacanza è altra cosa, anche se può capitare pure in quel caso che ci sia stupidità, offesa del buon gusto, mediocrità.
cose che detesto.
e mi verrebbe davvero da uccidere, invece di farmi la barba.
non fa differenza.
ammazzerei, per quanto è stupido, il cameriere che mi dice che il piatto previsto nel menù del giorno non è più disponibile e non mi toglie le posate dopo che ho mangiato l’antipasto, o che si toglie la giacca per farmi capire che è tardi e devo togliermi dalle balle.
stupidi quelli che mangiano con il palmare in mano, per restare in contatto con i loro mondi.
anche io lo faccio e rido di me stesso, per quanto sono stupido.
stupido quello che viene a cena con i pantaloncini, perchè siamo in una località di mare.
ma vaffanculo! non sei a casa tua ed io non voglio vedere – oltre alla moquette damascata che mi fa venire gli incubi – il tuo deshabillè mentre mangio il mio pesce al forno.
stupido quello con uno stomaco prominente, anzi per dirla tutta un pancia da far schifo, che cena insieme con la tipa che di sicuro non fa la maestra elementare, ma neanche media.
che si fa offrire la cena e poi si offre in cambio di una bella somma di denaro, che non vale neanche.
ma dove sono?
qui, là, non importa.
le scene più o meno sono sempre le stesse.
sono poche le volte che mi sono sorpreso in positivo.
per una cortesia, per un sorriso, per chi è in grado di capirti prima ancora che tu apri bocca.
nella maggior parte dei casi è tutto irreale, inverosimile, sospeso nel nulla.
bevo qualche bicchiere di vino, per isolarmi dal resto.
mentre nella hall qualcuno che si prende sul serio lavora a tarda sera al computer, qualcun altro parla a bassa voce di chissà quale segreto, mentre altri fumano e bevono alcolici.
per sfuggire alla stupidità di questo posto? di tutti gli altri hotel dove vivo per una notte o poco più?
sai perchè questo posto è stupido?
perchè a casa si sta meglio.
e non è una cosa banale.
“com’è l’hotel?”
è la domanda ricorrente…
come vuoi che sia? un posto stupido, dove sto per poche ore.
basta che sia pulito e ci sia l’acqua calda domattina, per fare la doccia.
sì perchè a volte, anche nel mondo civilizzato, ti può capitare che l’acqua non sia calda quando ti svegli.
sfiga?
può darsi, ma preferisco pensare che sia una stupida coincidenza.
come il fatto che alla reception ti consegnino una chiave vecchia maniera ed un badge con chip elettronico ultramoderno.
penso che siano complementari.
e invece no!
la chiave apre e gli interruttori funzionano anche senza badge.
allora a che cazzo serve tutto ciò?
e i due che stanno litigando nella camera a fianco hanno uno senso?
servono a qualcosa? fanno parte del folklore locale?
a me danno sui nervi, perchè devo alzare il volume della tivù a livelli che non userebbe neanche uno con l’amplifon.
potrei uccidere se volessi trovare risposte a tutte queste stupide domande.
ma questo posto stupido, fra poche ore sarà solo un’altra delle tante stanze d’albergo in cui ho dormito.
in cui ho trascorso un piccolo pezzo di vita.
alla fine me ne ricorderò ben pochi, mentre gli altri saranno scivolati via in una sorta di oblio necessario a dimenticare la stupidità di certi posti.
ovunque essi siano.
meglio dormirci sopra, sperando che domattina ci sia l’acqua calda.
altrimenti mi verrà veramente da uccidere qualcuno, invece di farmi la barba.
